LE ''4C'': CARAT, COLOR, CLARITY, CUT. LA MASSIMA QUALITÀ, SOTTO TUTTI I PUNTI DI VISTA

Le “4C” determinano la qualità delle pietre e sono necessarie per identificare un diamante naturale.

CARAT

Il carato è l’unità di misura del peso di un diamante e corrisponde a 0,20 grammi. Un carato è, inoltre, suddiviso in 100 punti.

COLOR

Le pietre di maggior valore sono quelle totalmente incolori, in quanto sono una piccola percentuale di quelle estratte. Vi sono poi i diamanti Natural Fancy Color.

CLARITY

La purezza di un diamante è determinata dalle sue caratteristiche chimicofisiche. L’assenza di inclusioni e irregolarità è condizione fondamentale per una elevata qualità del diamante.

CUT

Per avere un’ottimale risposta alla luce un diamante deve essere tagliato in modo perfetto, rispettando rigidi calcoli matematici.

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UN ARCOBALENO PREZIOSO

I diamanti possono assumere tutti i colori, dalle gamme dei gialli e marroni fino a rosa, arancione, grigio, rosso, blu, verde e persino nero.
Alcuni tra i diamanti più famosi del mondo, come il diamante Blue Hope, il diamante rosso Moussaieff Red, il Pink Graff, sono colorati.
La presenza del colore è dovuta all’inclusione di elementi in bassissima concentrazione durante il processo di formazione, e cioè la cristallizzazione di molecole di carbonio a pressione elevata. Il colore giallo e arancio è dovuto alla presenza di atomi di azoto, il colore verde è dovuto a radiazioni naturali, la colorazione blue è dovuta alla presenza di atomi di boro, i colori rosso e rosa sono l’effetto dalla pressione più elevata durante la formazione.

Certificare i diamanti Natural Fancy Color è un’operazione complessa e delicata, e richiede l’intervento di laboratori altamente specializzati per ottenere la massima accuratezza.

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UNA STORIA LUNGA MILLENNI

I diamanti si sono formati a 200 km di profondità, 3300 milioni di anni fa. Il loro nome trae origine da due termini greci: adamas (invincibile) e diaphanes (trasparente). Platone parla del diamante come della quintessenza dell’oro, sostenendo che la parte più pura del metallo debba essersi trasformata in tale meraviglia. Roma conosce già i diamanti, che arrivano dall’India nel primo secolo dopo Cristo. Nel X secolo vengono rinvenuti diamanti nell’isola del Borneo, anche se in minime quantità. Dal XVI secolo vengono importati dalle grandi Repubbliche Marinare di Venezia e Genova, ed è alla fine dello stesso secolo che il diamante

comincia a essere utilizzato dalle donne e montato su gioielli. Dalla metà del 1600 i favolosi viaggi in India di Jean-Baptiste Tavernier gli consentono di visitare le leggendarie miniere di diamanti di Golconda e di riportare in Europa alcuni grandi diamanti, tra cui il famoso “Bleu de France” venduto a Luigi XIV e i “Mazarins”, 18 splendidi diamanti, venduti al cardinal Mazzarino e da questi lasciati alla Corona, che ancora oggi rappresentano un vero e proprio tesoro. L’India resta fino al XVII secolo l’unico bacino diamantifero della Terra. Dalla seconda metà dell’800 il primato passa all’Africa e alla Russia.