Un diamante è per sempre? Non per la Consob

06 Feb 2017

Con una nota pubblicata martedì 31 gennaio, la Consob ha voluto chiarire alcuni aspetti sulla vendita dei diamanti attraverso il canale bancario. L’organismo di controllo della borsa ha ricevuto segnalazioni di associazioni di consumatori su proposte commerciali di compravendita di pietre effettuate «da società specializzate che operano tramite i propri siti web o attraverso sportelli bancari», è scritto nel documento. In questi casi, prosegue Consob, «i diamanti sono generalmente presentati come un investimento durevole, sicuro, con una possibile prospettiva di apprezzamento economico nel tempo e con un’enfasi rilevante sulle caratteristiche di bene-rifugio».

L’autorità di controllo mette poi il dito sui prezzi di acquisto delle pietre, che «sarebbero superiori al loro valore di mercato. Non sarebbe, inoltre, chiaro, a causa della scarsa trasparenza delle proposte, quale parte del prezzo sia dovuta al costo effettivo del diamante e quale sia invece rappresentata dalle commissioni applicate dalle società proponenti e dagli istituti bancari al momento dell’operazione». Consob ricorda poi che la disciplina sui servizi di investimento «non è di per sé applicabile alla vendita di diamanti o di altri beni materiali anche qualora avvenga tramite

il canale bancario né, in tali casi, è prevista la pubblicazione di un prospetto informativo». Tuttavia, la vendita di un bene materiale come i diamanti, puntualizza la Consob, «può assumere le caratteristiche di offerta di un prodotto finanziario se sono esplicitamente previsti, anche tramite contratti collegati, elementi come, per esempio, promesse di rendimento, obblighi di riacquisto, realizzazione di profitti ovvero vincoli al godimento del bene».

Si è mossa anche l’autorità Antitrust, che ha avviato due procedimenti «in materia di pratiche commerciali scorrette» nei confronti di due società che operano sul mercato da anni e vendono diamanti attraverso le filiali bancarie.

«La pietra naturale non è in sé un investimento finanziario, se con ciò si intende un investimento con aspettativa o garanzia di rendimento o liquidazione» sostiene Marco Pocaterra, amministratore delegato di Diamond Love Bond. La ragione? “Non esiste un listino aperto sui diamanti come può essere quello azionario o dei bond: Anversa e Tel Aviv sono storicamente le piazze dove si scambiano le pietre, ma l’accesso alle contrattazioni è riservato solo agli operatori di settore” ribadisce Pocaterra.

Nata nel 2005, sede ad Anversa, Diamond Love Bond distribuisce diamanti naturali attraverso gli sportelli di Ubi Banca e Banco di Desio: «Una scelta presa per motivi di trasparenza fiscale e protezione verso il cliente, che riceve con la pietra un certificato di autenticità». Grazie a un accordo esclusivo che Dlb ha fatto con il gruppo Rapaport, le pietre sono abbinate a un certificato Rapaport Investment Diamond Report molto restrittivo, in quanto include solo diamanti di qualità elevata abbinati a un’analisi del Gemological Institute of America. Oggi stanno emergendo forti piattaforme di scambio via web dei diamanti (Rapnet e Idexonline le maggiori), ma non sono accessibili all’investitore finale. I prezzi delle pietre fanno storicamente riferimento al Rapaport Diamond Report, aggiornato ogni settimana, che però funge da indicatore di massima fra domanda e offerta. Di conseguenza, il prezzo finale potrebbe essere a forte sconto o anche a premio rispetto al listino.

Per rendere più trasparente e liquido il listino Martin Rapaport, a capo del suo brillante impero di diamanti con sede a New York (Rapnet dichiara di scambiare 6,2 miliardi di dollari all’anno), ha voluto precisare la qualità dei diamanti presenti nel listino per ridurre la forchetta fra domanda e offerta. Lo stesso Rapaport ha tentato, in passato, di creare una vera borsa dei diamanti al pari di materie prime come oro e platino, ma non ci è riuscito. Perché alla base esiste un problema strutturale: mentre due azioni delle Generali sono perfettamente uguali, non ci sono in natura due pietre uguali: al limite si assomigliano.

Milano & Finanza, 06/02/2017

Scritto da Elena Dal Maso